Un'app che ti aiuta a creare trattamenti per viso, corpo e capelli con gli ingredienti che hai già in casa. Obiettivo: Aiutare le persone a creare trattamenti per viso, corpo e capelli con ingredienti naturali che hanno già in casa.
Ruolo: End-to-end Product Designer (UX/UI).
Timeline: 6 settimane.
Il progetto è nato mentre vivevo a Londra,
dove i trattamenti homemade erano ovunque nel mio cerchio lavorativo e sociale.
C'era un comportamento che si ripeteva: le persone cercavano rimedi naturali online
e poi raramente li preparavano. Non era una mancanza di contenuti.
I rimedi erano sparsi tra blog e social media, e gli ingredienti spesso non erano disponibili in dispensa.
Target: utenti tra 20-44 anni, appassionati di lifestyle naturale e DIY.
Ho ribaltato la logica abituale dei contenuti beauty.
Invece di partire dal problema da trattare, l'app parte da un vincolo reale: cosa posso fare con quello che ho in dispensa?
Due percorsi
Per Elemento: ingrediente → zona del corpo → problema → rimedio, oppure
per Trattamento: zona del corpo → problema → ingredienti filtrati → rimedio.
rimedi 1+1
Un ingrediente principale più basi comuni, così l'utente può sempre prepararlo.
60 secondi per trovare un rimedio
Nei test di usabilità, contro i più di 10 minuti che i rispondenti al questionario dichiarano di impiegare online.
Ho analizzato i tre competitor diretti negli app store:
Daily Beauty Care (1M+ download), BBeautiful (500K+) e Beauty Care (10K+), con metodo Matrix e SWOT.
Nessuno offre la ricerca per ingrediente o parte da "cos'ho in dispensa".
Tutti sono organizzati per categoria beauty.
The gap non riguarda solo le app.
Online, blog e social media sono organizzati
per problema da trattare e ignorano il vincolo di ciò che l'utente ha già in casa.
Il mercato offriva moltissimi rimedi e nessun modo per partire dagli ingredienti.
L'interesse per il natural beauty era già noto, quindi non serviva validarlo.
Mi serviva quantificare i vincoli e far emergere le preferenze.
Ho condotto un questionario quantitativo con 93 partecipanti tra 20-44 anni, con tre obiettivi:
quantificare i tempi di ricerca e le cause di abbandono, validare il doppio modello mentale
(ingrediente contro problema) e capire i vincoli su ingredienti disponibili e complessità.
Dalla ricerca sono emersi due profili.
La gerarchia dell'app con la struttura dei due flussi.
Ho testato il prototipo con 5 utenti tra i 25 e i 32 anni, in un hallway test.
Ho misurato il tempo medio per schermata e azione, il tempo di completamento dei task, il primo tap e le heatmap.
Seguono due scenari:
Task scenario 1: flusso per Elemento
Hai comprato troppi limoni e stanno per scadere.
Quindi ai deciso di fare una maschera per capelli.
Quale percorso sceglieresti per vedere cosa puoi fare per i tuoi capelli con i limoni?
Task scenarios 2: flusso per Trattamento
Hai appena scaricato l'app e vorresti fare una maschera per le occhiaie.
Dove andresti per trovare il rimedio che cerchi?
Il nome richiama la pronuncia inglese di «new me» ed è accompagnato da simboli fonetici che ne enfatizzano il suono.
La goccia rappresenta la purezza dell'acqua, evocando naturalezza e cura.
Nei wireframe testati, Elementi e Trattamenti si raggiungevano tramite una schermata home intermedia, aperta da un logo fisso.
I test hanno mostrato che era un passaggio in più.
Nella UI finale li ho spostati nella barra inferiore, riducendo la navigazione da 2 tap a 1.
I componenti usano colori naturali distintivi che risaltano su uno sfondo neutro e monocromatico.
Ho esplorato tre opzioni: